Santuari shintoisti cosa vedere

SANTUARI SHINTOISTI COSA VEDERE IN GIAPPONE

In Giappone coesistono diverse religioni, e i santuari shintoisti, assieme ai templi buddisti, sono molto frequentati dai giapponesi. Scopriamo quindi la storia e le curiosità di questa religione giapponese.

STORIA DELLO SHINTOISMO IN GIAPPONE

Contrariamente al Buddhismo, che è arrivato dalla Cina e dalla Corea, lo Shintoismo è una religione nativa del Giappone.

Torii ingresso al santuario shintoista Giappone
Torii ingresso al santuario shintoista Giappone

La sua origine si deve ad antichi culti tribali, che risalgono addirittura alla preistoria. Solamente fra il V e il VI secolo d.C.  è diventata una religione, sebbene non ci sia un vero e proprio fondatore e neppure un libro sacro ben definito.

Si tratta di una religione pacifica, e i riti e le credenze dello Shintoismo si integrano con il Buddhismo, con il quale condivide alcuni ideali. C’è inoltre una reciproca influenza fra il Buddhismo e lo Shintoismo. Buddha infatti non sarebbe altro che una diversa manifestazione di uno dei kami.

Lo Shintoismo in realtà potrebbe non essere considerata una vera e propria religione, ma un aspetto della vita dei giapponesi, che sono sia buddhisti che shintoisti.

Inizialmente lo Shintoismo aveva anche una funzione politica, perchè rafforzava l’autorità dell’imperatore, che era considerato un diretto discendente degli dei. Questo cessò di essere alla fine della seconda guerra mondiale.

KAMI GLI DEI SHINTOISTI

Il nome Shintoismo significa “via degli dei“, e i Kami sono le divinità che vivono in ogni luogo e in ogni forma della natura e riguardano sia il mondo visibile che quello invisibile. Hanno il compito di sostenere e proteggono i fedeli, li consigliano e li aiutano supportandoli.

Quindi, tutto ciò che esiste è una manifestazione fisica di uno dei kami, che vengono venerati con rispetto e sono superiori all’uomo con i loro poteri speciali.

L’adorazione dei kami si svolge con preghiere e offerte di riso e sake, proprio perchè sono legati alla natura e all’agricoltura. I monaci recitano formule dette norito per ottenere la loro benedizione.

Attenzione però, non tutti i kami sono buoni, ed è meglio ingraziarseli e non sfidarli. Non c’è gerarchia fra i kami, ma alcuni sono più popolari di altri, come la dea del sole, che è ritenuta l’antenata dell’imperatore e dei giapponesi. In ogni caso, i primi dai quali si originarono tutti gli altri, furono la coppia Izanagi e Izanami, che crearono le isole e tutte le terre emerse.

KAMIDANA GLI ALTARI DOMESTICI

Ogni santuario è dedicato a un kami, ma lo Shintoismo può essere considerato in un certo senso una religione  locale. I fedeli possono pregare oltre che nei santuari anche presso i loro altari domestici, i kamidana.

Si rivolgono ad esempio a un kami specifico del luogo, deponendo sull’altare amuleti, uno specchietto, candele. Questo rito si rifà a una leggenda, secondo la quale la dea del sole, in seguito a una derisione, si nascose in una grotta. Per farla uscire si utilizzò fra l’altro uno specchietto.

MATSURI FESTA DEI KAMI

In ogni momento dell’anno, si tengono importanti festeggiamenti dedicati ai kami, i matsuri. A capodanno, ad esempio, si chiedono benedizioni per il nuovo anno e lo stesso avviene durante la fioritura dei ciliegi.

I matsuri si celebrano con processioni, banchetti, giochi per bambini e possono essere a livello nazionale o solo locale.

Sono festeggiamenti molto movimentati ai quali i giapponesi piace partecipare attivamente con canti e balli. Trasportano inoltre in giro per le strade addobbate, una grande struttura in legno, che contiene la divinità.,

FONDAMENTA DELLO SHINTOISMO

Secondo la religione shintoista fondamentale è la pulizia del corpo per raggiungere la purificazione spirituale e per poter stare a contatto con i kami.

Mappa del santuario shintoista a Kyoto
Mappa del santuario shintoista a Kyoto

Il mondo spirituale è parte integrante di quello terreno. Lo Shintoismo ha infatti un atteggiamento positivo verso il profitto, che può portare la felicità e armonia agli uomini. Il raggiungimento del successo e del guadagno, infatti dipendono dal giusto comportamento umano ed è ben visto quindi dalle divinità.

C’è un rispetto totale per la natura e gli animali, che sono considerati i messaggeri delle divinità. Per i giapponesi è fondamentale proteggere e tutelare la natura necessaria al loro equilibrio.

Anche la vita quotidiana e la cultura giapponese, sono influenzate dai kami. Ciò è evidente ad esempio nei cartoni animati dove le divinità fanno spesso la loro comparsa nelle storie.

Fondamentali al benessere dell’uomo sono anche la tradizione e la famiglia, e celebrazioni relative alle nascite o altri eventi simili rafforzano questa unione.

SANTUARI SHINTOISTI COSA VEDERE

I santuari shintoisti, come i templi buddisti, hanno architetture che possono variare a seconda della grandezza e del luogo dove si trovano. Molti dei più importanti santurari vengono ricostruiti ogni 20 anni, secondo l’ideale di rinnovamento e purezza.

TORII DEI SANTUARI SHINTOISTI

Quando ci si avvicina a un santuario shintoista, jinja (shrine in inglese), la prima cosa che si vede è un torii più o meno imponente. Questo è praticamente il confine fra il suolo sacro e quello profano.

Torii dei santuaria shintoisti in Giappone
Torii dei santuaria shintoisti in Giappone

Solitamente si attraversa a destra o a sinistra, inchinandosi, ma non in centro. La parola “tori” significa uccello e, probabilmente in origine, questi cancelli avevano lo scopo di far riposare gli uccelli, considerati il contatto fra gli uomini e gli dei.

Numerosi torii si trovano a volte anche all’interno dell’area sacra, e oltre ad essere di legno e verniciati di rosso e nero, sono anche in cemento e pietra.

Presentano due architravi incastrate e sovente si trovano anche sui laghi o mari, proprio a significare la sacralità del luogo.

TEMIZUYA DEI SANTUARI SHINTOISTI

Il temizuya, o chozuya, è il padiglione dell’acqua dove ci si purifica, ed è un elemento adottato anche dai templi buddhisti.

Temizuya nel santuario shintoista
Temizuya nel santuario shintoista

E’ necessario infatti presentarsi davanti alla divinità con il corpo e la mente puliti, secondo la pratica chiamata temizu.

Alla fonte sono presenti dei mestoli in metallo o bambù con lunghi manici, che si utilizzano per lavarsi prima una mano e poi l’altra, in seguito ci si sciacqua la bocca, senza toccarlo con le labbra, e non si deve assolutamente bere l’acqua.

HAIDEN E IL SAISEN-BAKO

Dopo la purificazione, ci si sposta davanti alla sala delle offerte, haiden, dove i fedeli pregano i kami. Il saisen-bako è una grande scatola di legno lavorata, usata per raccogliere le offerte sottoforma di monete, che si inseriscono in mezzo alle aperture superiori alternate da listelli di legno.

Haiden e il sasen-bako nei santuari shintoisti
Haiden e il sasen-bako nei santuari shintoisti

Si suona poi una campana o un il campanello per salutare divinità, si fa un inchino due volte, si battono due volte le mani, si recita una preghiera a mani giunte e ci si inchina nuovamente.

HONDEN DEI SANTUARI SHINTOISTI

L’edificio principale e più importante dei templi shintoisti è l’honden nel quale viene custodita la divinità, che non è però visibile dai fedeli, solo i monaci posso vederla. Se lo shintai, ossia il corpo divino del kami, è talmente grande che non può essere contenuto dentro, come ad esempio una montagna, si trova solamente un simbolo che lo rappresenta.

All’aperto è presente anche un grande padiglione, il maiden, utilizzato per danze e riti shintoisti.

STATUE DEI SANTUARI SHINTOISTI COSA VEDERE

I santuari shintoisti sono costellati da statue di vario genere, a seconda del kami che vi viene venerato.

KOMAINU

I komainu sono statue in pietra, che hanno una somiglianza a metà strada fra un leone e un cane, e hanno una funzione di protezione. Non si trovano solo davanti ai santuari shintoisti, ma anche presso le abitazioni comuni, palazzi imperiali, tombe proprio per respingere il maligno.

Sono a coppie e, spesso, raffigurano un maschio che tiene sotto la zampa una sfera e una femmina con accanto un cucciolo. Il primo ha il compito di proteggere i fedeli o gli abitanti dell’edificio, mentre la seconda protegge la costruzione stessa.

Nei santuari shintoisti giapponesi la statua maschile simboleggia la vita, con la bocca aperta, chiamato A, mentre quella femminile la morte con la bocca chiusa, detta UN.

Alle volte invece i komainu tengono in mezzo alle zanne delle sfere che ruotano, ma non escono.

INARI

Inari è la divinità kami dell’agricoltura e della fertilità, del successo e spesso è raffigurato nelle sembianze di una volpe.

Kitsune nel santuario shintoista dedicato a Inari
Kitsune nel santuario shintoista dedicato a Inari

In Giappone oltre un terzo dei santuari shintoisti sono dedicati a questo kami. Le kitsune sono le volpi bianche, sue messaggere, considerate di buon auspicio. Le kitsune possono avere fino a nove code in base alla loro saggezza, intelligenza e potenza.

Il tempio di Inari ha moltissimi torii e le statue kitsune sono adornate con bavagli rossi votivi in segno di rispetto.

Solitamente si presentano a coppie, un maschio e una femmina con in bocca o in mezzo alle zampe una chiave, un gioiello, una pergamena o un cucciolo. I fedeli portano loro riso, sake‘ e cibo, soprattutto il tofu fritto, venduto nelle bancarelle nel presso del santuario.

SHIMENAWA

Nei santuari shintoisti non è raro vedere attorno agli alberi, come le criptomerie, o agli edifici delle strane decorazioni. Si tratta dellle shimenawa delle corde intrecciate di canapa e paglia di riso, di varie lunghezze e decorate con pezzi di carta ripiegati a zig zag, gli shide.

Shimenawa nel santuario shintoista
Shimenawa nel santuario shintoista

Hanno il compito di proteggere i luoghi e costituiscono un confine fra il mondo terreno e quello spirituale e sacro.

A capodanno adornano anche le entrate delle abitazioni, delle automobili, dei cancelli per proteggere dalle calamità, dalla sfortuna e dalle disgrazie. In questo caso oltre altri shide vengono appesi dei frutti, come delle arance amare, felci e altri tipi di foglie.

Le shimenawa possono essere attorcigliate in vari modi e anche in questo caso hanno diversi significati.

OMIKUJI, EMA, OMAMORI

Come nei templi buddhisti, anche nei santuari shintoisti si trovano gli omikuji, ema e omamori. Ai giapponesi, piacciono molto, ma pure i turisti non se li fanno scappare. Per i santuari inoltre sono una fonte di introito per il  loro sostentamento.

OMIKUJI DEI SANTUARIA SHINTOISTI

Gli omikuji sono praticamente dei foglietti di carta sui quali sono scritte delle frasi della fortuna. Si estraggono scuotendo una scatola. I messaggi vanno dalla grande fortuna alla grande “s…” . Se il messaggio è di buon augurio è possibile portarselo via, altrimenti è meglio lasciarlo nel santuario, legandolo a una rastrelliera, in attesa che i kami capovolgano la sorte.

EMA LE TAVOLETTE SHINTOISTE

Simpatiche tavolette in legno sono invece gli “ema”, che si trovano anche nei templi buddisti. I fedeli li utilizzano per scrivere le loro preghiere e desideri, che poi appendono su fili all’interno del santuario o altrimenti se li portano via.

Ema nei santuaria shintoisti a Inari
Ema nei santuaria shintoisti a Inari

Un tempo le ricche famiglie donavano ai santuari i cavalli, per ottenere l’aiuto dei kami. Per richieste minori regalavano invece dei dipinti che raffiguravano i cavalli.

Da questa tradizione sono sorte, in epoche recenti, le tavolette in legno di forma pentagonale, che ricorda una  casetta.

OMAMORI GLI AMULETI

Gli omamori rappresentano degli amuleti o talismani di stoffa colorati. All’interno racchiudono un foglietto di carta o un pezzeto di legno, dove è riportata una preghiera. Esiste una grande varietà, per ogni ambito, e variano a seconda se sono dedicati all’amore, alla salute, alla fortuna, alla finanza, allo studio e molti altri.

SACERDOTI DEI SANTUARI SHINTOISTI

Ad occuparsi dei santuari shintoisti sono i sacerdoti, che svolgono anche le pratiche di culto. Fanno da intermediari fra i kami e gli uomini.

Nel santuario ci sono anche le miko, ragazze giovani che aiutano i fedeli o vendono oggetti. Un tempo il sacerdozio era ereditario, ora invece esistono dei seminari dove prepararsi a questo incarico. I sacerdoti possono sposarsi e avere figli e anche le donne sono ammesse a questa carica.

GIAPPONE LAICO

Il giappone è uno stato laico e i templi e santuari sono considerati degli edifici, per cui devono sostenersi da soli e con l’aiuto dei fedeli. Per far fronte alle spese e alle tasse, nei santuari ci sono molte bancarelle e chioschi che vendono amuleti, talismani, e molti altri articoli attinenti.

 

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