Delfi sito archeologico

DELFI SITO COSA VEDERE DOVE ANDARE


Delfi cosa vedere, dove andare, cosa fare visita al santuario, storia e curiosità di questa imperdibile meta della Grecia continentale.

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Alle pendici del monte Parnassos, alto 2457 metri, si trova Delfi incastonata in una regione montuosa.

Il famoso santuario dedicato ad Apollo dista 180 km da Atene, ma solo 15 km dal golfo di Corinto. Ecco perchè Delfi fu facilmente raggiungibile da tutte le polis della Grecia, che la trasformarono in uno dei santuari più importanti di quel periodo.

Secondo la leggenda, Zeus fece volare due aquile dagli antipodi del mondo, allo scopo di trovare l’ombelico del mondo. Gli uccelli si incontrarono proprio a Delfi, che divenne uno dei santuari più importanti dell’antica Grecia e famoso soprattutto per gli oracoli di Apollo.

LEGGENDA DEL SANTUARIO

Secondo la leggenda, in origine questo era il luogo dove governava la dea Gea, aiutata dal figlio Pitone, un drago-serpente.

Succesivamente Apollo decise di uccidere Pitone perchè aveva oltraggiato sua madre Latona, diventando in questo modo la divinità del santuario. Proprio per l’uccisione di Pitone, Apollo è chiamato anche Pizio o Pitico.

STORIA DI DELFI

Fin dall’antichità questa regione vide il passaggio di molti popoli. Verso il X secolo i Micenei vi praticavano già il culto a Gea, la madre Terra, ma fu solo verso il VI secolo a.C. che il santuario venne dedicato ad Apollo.

Via Sacra di Delfi
Via Sacra di Delfi

I responsi di questa divinità erano formulati tramite gli oracoli di una sacerdotessa,  la Pizia. Quando si calava in uno stretto pertugio nel terreno, da dove fuoriuscivano fumi, entrava infatti in uno stato di estasi.

Nel corso dei secoli il santuario di Apollo fu soggetto spesso a disastri naturali come forti terremoti e incendi. Ma ogni volta venne ricostruito più grande e più bello.

Gli oracoli furono molto importanti nella vita degli antichi greci, poichè da essi dipendenvano vittorie e sconfitte delle varie città stato, le polis, che costituivano la Grecia.

In base ai responsi inoltre si stabilivano alleanze e si prendevano importanti decisioni. Spesso infatti accadeva che ricche famiglie cercavano di propiziarsi i favori della sacerdotessa e di Apollo, donando grandi ricchezze sotto forma di santuari con dentro tesori votivi.

Nel santuario di Delfi infatti è possibile vedere queste cappelle votice, Thesauroi, lungo tutto la Via Sacra.

L’arrivo dei Romani segnò per Delfi l’inizio di un lento e inesorabile declino, fino alla chiusura definitiva, da parte di Teodosio I nel 394 d.C., che non tollerava i riti pagani, favorendo invece la diffusione del Cristianesimo.

TEMENOS DI ATENA PRONAIA

Il santuario di Atena Pronaia è il primo luogo di culto degli antichi che si incontra arrivando da Arachova, famosa cittadina per gli sport invernali. Questo sito comprendeva diversi edifici, sebbene vi siano rimaste poche tracce.

Il tempio di Atena Pronaia fu ricostruito per tre volte, ma precedentemente in questo luogo i Micenei si dedicavano al culto di Gaia, la madre Terra. Qui furono rinvenute infatti molte statuine ex-voto, visibili nel museo archeologico.

Il Tholos di Atena Pronaia del IV secolo a.C., riconoscibile dalle tre colonne superstiti, era un edificio circolare dedicato al culto di eroi o divinità.
Questo tholos, in particolare, era composto da venti colonne doriche e decorato con un fregio che presentava triglifi e metope.

L’area di questo santuario fu utilizzato anche dagli atleti per gli allenamenti prima dei giochi pitici.

FONTE CASTALIA

Il santuario di Delfi si trova ai piedi del monte Parnasso, in un punto dove le rocce creano una spaccatura.

In passato dalle fessure fuoriuscivano vapori, dove gli antichi credevano di vedere lo spirito di Apollo, mentre nella fonte di Castalia si purificavano prima di ascoltare l’oracolo.

La prima fonte arcaica era pavimentata e accessibile con tre gradini, mentre su un lato si trovavano tre fontane. Quella successiva, di epoca ellenistica, fu scavata nella roccia, e presentava un bacino e delle nicchie nella parete della montagna per le offerte, tuttora visibili.

Secondo la leggenda, Castalia era una ninfa di cui Apollo si era innamorato, ma per restare pura decise di uccidersi gettandosi in questa fonte. L’acqua divenne quindi sacra e tutti coloro che vi si bagnavano ottenevano ispirazioni dalle muse della poesia.

SITO ARCHEOLOGICO DI DELFI

Passiamo ora alla visita vera e propria del santuario di Delfi. Qui di seguito si trova la descrizione dei vari monumenti e edifici che si incontrano partendo dall’entrata fino a raggiungere il grande stadio.

L’area del santuario era innanzitutto circondata da un muro con due entrate. La città di Delphi era fuori dal recinto, che comunque nel tempo venne ampliato per far posto ai numerosi tempietti votivi.

Queste offerte alle divinità erano costituite da statue di eroi e dei, composizioni artistiche, tripodi, e naturalmente delle costruzioni a forma di tempio.

Ovviamente al giorno d’oggi poco è rimasto, ma le informazioni che abbiamo derivano soprattutto da ritrovamenti di iscrizioni e documentazioni di antichi autori primo fra tutti Pausania, che fu anche un importante geografo vissuto nel II secolo d.C.

AGORA’ ROMANA

In età romana, in questo luogo si trovavano le botteghe che vendevano perlopiù oggetti devozionali, oltre ad esserci case e terme.

Da quel punto cominciava infatti la Via Sacra del santuario. Passandoci in mezzo si vedono ancora le colonne ioniche ai lati e i muri degli antichi porticati.

VIA SACRA

La Via Sacra era la strada del santuario che serpeggiava dall’entrata fino al Tempio di Apollo passando davanti a tutti i monumenti per 400 metri. Sui lati si trovavano infatti tutti i templi e monumenti votivi offerti dalle città greche, chiamate polis, alle divinità.

Spesso città antagoniste erigevano queste costruzioni una di fronte all’altra come segno di sfida, sottolineando ancor di più le loro rivalità.

TORO DI CORCIRA

Del monumento rimane solamente la base , che risale al V secolo a.C. Il toro che si trovava sopra fu donato dall’isola di Corfù come segno di ringraziamento per una pesca miracolosa di tonni. Sembra che il punto giusto dove gettare le reti fosse stato indicato da un toro fermo sulla spiaggia.

EX VOTO DEGLI ARCADI

L’ex voto consisteva in una base sulla quale poggiavano statue in bronzo, che fu donato dagli Arcadi per la liberazione delle loro terre, il Peloponneso centrale attuale, dal dominio di Sparta.

EX VOTO DEI LACEDEMONI

Questo ex voto consisteva in una specie di porticato con colonne e statue di dei e commandanti di flotte spartane che sconfissero quelle di Atene nella battaglia di Aegospotami.

Fra i personaggi raffigurati c’erano Zeus e i suoi due figli gemelli, Castore e Polluce, Apollo, Artemide e l’ammiraglio navale Lisandro. Quest’ultimo era ritratto mentre riceveva la corona da Poseidone.

Lisandro fu un condottiero molto importante per gli Spartani. L’anno successivo riuscì a sconfiggere nuovamente gli Ateniesi terminando così la guerra del Peloponneso che durava ormai da trent’anni.

Delle 38 statue bronzee e del grandioso monumento sono rimasti soltanto pochi frammenti della base.

EX VOTO DEGLI ATENIESI

Eretto in onore di Milziade e della vittoria degli Ateniesi contro i Persiani, nella battaglia di Maratona. Sono ormai visibili solo parti del basamento.

All’epoca vi si trovavano 16 statue di mitici eroi e divinità, alcune realizzate da Fidia, il grande scultore che aveva lavorato al Partenone e al Tempio di Zeus di Olimpia.

CAVALLO DI TROIA

Quest’opera, che era una riproduzione scultorea in bronzo del cavallo di Troia, commemorava la vittoria di Argos contro gli Spartani nel 414 a.C.

ESEDRE DEI RE DI ARGO E DEGLI EPIGONI

Il due monumenti semicircolari con una semi-cupola ospitavano rispettivamente le  statue di sette re di Argo e dei loro figli. Essi combatterono contro il dominio di Tebe e Sparta vincendoli. Con il bottino della battaglia eressero questa opera.

EX VOTO DEI TARENTINI

In questo caso si trattava di una scultura bronzea donata dalla città italiana Tarentum, colonia della Magna Grecia, che commemorava la loro vittoria sui Messapi, una tribù già stanziata in Puglia prima del loro arrivo.

Il monumento era anche un ringraziamento alla divinità per aver predetto l’oracolo di fondare una nuova colonia in quelle terre. L’opera rappresentava cavalli bronzei e donne in cattività.

TESORI DI DELFI

I tesori, che si trovavano lungo la prima parte della Via Sacra del santuario di Delfi, erano piccoli edifici, thesauroi, a forma di tempietto dedicati alle divinità dalle città stato e dalle colonie.

Contenevano tesori costituiti da oggetti artistici e preziosi ma anche grandi somme di denaro. Molte colonie parteciparono attivamente in queste donazioni per dimostrare ancor di più la loro devozione agli dei e alla loro terra madre Grecia.

TESORO DI SICIONE

Del tempietto rimangono solo le fondamenta rettangolari. Fu voluto da Clistene di Sicione, una polis del Peloponneso. Inizialmente aveva una forma circolare, venne poi ricostruito varie volte. Il tesoro era costituito dal carro del tiranno di Sicione che vinse i primi giochi pitici nel 582 a.C.

I tiranni greci, contrariamente a quanto si possa dedurre dal nome, erano nobili che spesso appoggiavano i ceti popolari per contrastare il potere degli aristocratici, per cui erano figure positive.

TESORO DI SIFNO

In questo caso si trattava di un tempietto offerto dall’isola di Sifno, eretto nel 525 a.C., per ringraziare le divinità per le ricchezze ricavate dalle sue miniere.

Il tempietto rimase in piedi più a lungo di altri probabilmente grazie alle sue ricche decorazioni. Due cariatidi fungevano da colonne sostenevano l’architrave con tutto il prezioso fregio, in parte visibile al museo archeologico, come pure una delle due colonne.

TESORO DEI MEGARESI

Attestato alla città di Megara, nell’Attica, grazie a 26 iscrizioni ritrovate. L’edificio, di cui rimangono pochi resti, fu costruito in due periodi differenti. Le decorazioni riportavano scene della battagliadi Eracle contro Acheloo il figlio del dio Oceano. Il tesoro fu donato dai Megaresi in seguito alla vittoria sui Corinzi.

TESORO DEI TEBANI

Questo tesoro fu dedicato dai Tebani al santuario per la loro vittoria sugli Spartiani nel 371 a.C. Era uno dei tesori più grandi di Delfi, ed era costruito su un basamento a gradoni ma non aveva colonne. Vi restano solo poche pietre lungo la Via Sacra.

L’OMPHALOS SULLA VIA SACRA

Prima di continuare la salita, in prossimità della curva della Via Sacra, è possibile vedere un omphalos, il cosiddetto ombelico del mondo cercato da Zeus con l’aiuto di due aquile.

Il luogo dell’omphalos era molto importante per la divinazione degli oracoli. In ogni caso nel santuario esistevano diverse copie di questo pietra.

Una era posta in cima alla colonna dei tre danzatori, decorata come se fosse in mezzo a una rete di cotone e incastonata con pietre preziose, e il più importante nei sotterranei del tempio di Apollo, dove la Pizia riferiva gli oracoli.

TESORO DEGLI ATENIESI

Questo tempietto, ricostruito nel 1903, commemorava la battaglia di Maratona ed era anche in onore di Milziade. Questo generale dell’esercito ateniese aveva infatti sconfitto i Persiani in questa storica località nel 490 a.C.

Tesoro degli Ateniesi a Delfi
Tesoro degli Ateniesi a Delfi

I fregi del tesoro narravano le imprese di Eracle, di Teseo, delle Amazzoni. Molte parti originali, come le metope e i frontoni, sono esposti al museo archeologico.

I muri del tesoro erano ricoperti di iscrizioni fra le quali furono scoperte anche delle parole di canzoni in onore a Apollo con i simboli delle note musicali di allora.

Su fianco del tempietto esisteva anche un monumento con il bottino di guerra sottratto ai nemici composto da scudi e lance.

ALOS

L’area denominata Alos aveva un gran significato religioso. Qui ogni otto anni si svolgeva un rito di rievocazione dell’uccisione del serpente Pitone da parte di Apollo.

In passato si trovavano ben quattro esedre ma solamente due sono in parte rimaste.

Sotto la pavimentazione della Via Sacra venne rinvenuta nel 1939 una fossa con preziosi materiali votivi. In seguito a terremoti vennero danneggiati e per preservarne i resti in furono seppelliti nell’area sacra.

Si trattava delle statue crisoelefantine con i gioielli e il toro in argento conservati ora al museo archeologico, dei quali però sono rimasti solo dei frammenti.

ROCCIA DELLA SIBILLA

Secondo gli studiosi questo è il punto più antico del santuario, qui infatti si trovava il tempio di Gea, vicino alla sacra fonte Castalia.

L’ammasso di rocce cadute dalla montagna, secondo la tradizione, costituiva il primo luogo dove le profetesse di Delfi si posizionavano per ascoltare gli oracoli.

COLONNA DELLA SFINGE DI NAXOS

Le sfingi rappresentavano i guardiani delle tombe e dei santuari. Anche a Delfi ne esisteva una e si trovava in cima a una grandiosa colonna alta 12 metri.

La sua ubicazione era vicino al basamento del tempio di Apollo e venne donata nella metà del VI secolo a.C. dall’isola delle Cicladi per ricordare il suo diritto di promanteia, ossia di ottenere l’oracolo prima di altri.

STOA DEGLI ATENIESI

Questa struttura ospitava i trofei delle vittorie navali degli Ateniesi, soprattutto nei confronti dei Persiani.

L’edificio era lungo 30 metri e la facciata presentava sette colonne che sostenevano il soffitto in legno, delle quali sono visibili ancora quattro.

La parete posteriore era appoggiata invece al muro poligonale del Tempio di Apollo.

MURO POLIGONALE

Muro poligonale Delfi
Muro poligonale Delfi

Ben preservato, il muro fu costruito nel VI secolo a.C. per sostenere la terrazza del Tempio di Apollo. Su tutta la sua lunghezza sono state rinvenute iscrizioni.

FOSSE DELL’AREA SACRA

Sotto la Via sacra nell’area dell’halos sono stati ritrovati il toro d’argento, le cui placche erano fissate su un’armatura di strisce di rame e la testa crisoelefantina con oggetti d’ornamento della statua. Ora esposti al museo archeologico di Delfi, furono sepolti per preservarli da terremoti e dal tempo.

TEMPIO DI APOLLO

Il grandioso tempio di Apollo occupava la posizione prominente e centrale del santuario. L’edificio i cui si vedono gli attuali resti, fu costruito sui due precedenti, e risale al 330 a.C.

Tempio di Apollo a Delfi
Tempio di Apollo a Delfi

La posizione fu scelta principalmente per la fuoriuscita dal terreno dei vapori della fonte Castalia. La Pizia era qui che, in uno stato di delirio, sotto forma di urla e grida, riferiva gli oracoli di Apollo interpretati poi dai sacerdoti.

Il tempio dorico era circondato da colonne in pietra porosa, 6 sui lati corti e 15 su quelli lunghi. Il frontone orientale era decorato con statue di Apollo, la madre Latona, la sorella Artemide e le muse.

Quello occidentale rappresentava invece Dioniso. Alle metope erano appesi gli scudi presi come bottino di guerra ai Persiani dagli Ateniesi nella battaglia di Maratona del 490 a.C., e gli scudi presi ai Galli nel 279 a.C.

La camera sacra, adyton, si trovava sottoterra e la Pizia vi accedeva da un tunnel laterale esterno. In questo ambiente si trovavano anche l’omphalos, l’ombelico del mondo di Zeus, il tripode e il fuoco perpetuo.

Iscrizioni sui muri esterni del porticato, riportavano massime dei sette saggi, come ad esempio”conosci te stesso” e “niente in eccesso”.

Del tempio, che venne distrutto nel 390 d.C. da Teodosio I, per favorire l’espansione del Cristianesimo, rimangono alcune imponenti colonne, i grandioso basamento e alcune decorazioni conservate nel vicino museo archeologico di Delfi. La vista tuttavia è molto suggestiva e impressionante.

COLONNE COMMEMORATIVE

COLONNA DI PRUSIA

La grande colonna bianca di forma rettangolare, che si vede accanto al tempio di Apollo, alta quasi 10 metri, venne eretta nel 167 a.C.

Sosteneva la statua equestre dell’imperatore Emilio Paolo per commemorare le sue vittorie sui Macedoni.

COLONNA SERPENTINA DI PLATEA

Quella che si vede nel sito è una copia, l’originale si trova a Instabul su volere dell’imperatore Costantino nel 324 d.C.

Questa era la base di un tripode sacrificale che commemorava la vittoria sui Persiani nella battaglia di Platea. Tre teste di serpenti completavano la decorazione della colonna.

MONUMENTO DI DAOCO

Voluto da Daoco iI governatore di Farsalo in Tessaglia per commemorare le vittorie ai giochi pitici di Delfi di alcuni suoi familiari.

Il monumento era composto da un basamento sul quale si trovavano nove tatue dei familiari e di Apollo, i cui reperti si trovano al museo archeologico.

COLONNA DEI TRE DANZATORI

Chiamata anche colonna d’acanto, venne scoperta alla fine del 1800. Grazie alle grandi dimensioni dei vari pezzi venne facilmente ricostruita. Oggi si trova esposta al museo archeologico di Delfi.

La colonna venne donata probabilmente da Atene in occasione dei giochi pitici del 330 a.C. La decorazione è composta da foglie di acanto in varie posizioni sia alla base che nella parte alta dove sono sistemate le tre statue di danzatrici.

Queste ultime probabilmente sostenevano un tripode con dentro l’omphalos, la pietra che simboleggiava l’ombelico del mondo.

LESCHE DEGLI CNIDI

Si trattava di una lunga sala voluta dalla città di Cnido, addossata al muro del rencinto del santuario e utilizzata per riunioni. L’edificio era famoso per le decorazioni e le pitture murali con scene della caduta di Troia.

TEATRO E STADIO

Il teatro di Delfi, che ospitava fino a 5000 persone, prese l’attuale forma verso il 160 a.C. grazie a Eumene II di Pergamo.

Anfiteatro a Delfi
Anfiteatro a Delfi

Sulla parte anteriore si trovava un fregio con le 12 fatiche di Ercole, esposto al museo, e aggiunto in età romana. Nel teatro si svolgevano le gare musicali e teatrali dei giochi Pitici e festival religiosi.

GIOCHI PITICI

I giochi pitici si svolsero a Delfi dal 582 a.C. al 384 d.C. in onore di Apollo, ogni quattro anni. Oltre a competizioni sportive comprendevano anche quelle musicali e poetiche.

Sei mesi prima i theoroi, i rappresentanti di Delfi si recavano nelle varie città ad annunciare l’inizio dei giochi pitici e a dichiarare la tregua sacra, durante la quale cessavano tutte le guerre fra le poleis.

Le gare sportive erano più o meno come quelle di Olimpia, e anche qui si trovava un grande stadio, ancora ben conservato e visibile nella parte più alta del sito archeologico, fuori dal recinto sacro.

L’accesso allo stadio avveniva attraverso un grande arco trionfale con tre archi sostenuti da quattro pilastri. Lo stadio era lungo 160 metri e poteva ospitare 500 spettatori.

I punti di partenza e di arrivo sulla pista erano contrassegnati con linee in pietra dove si trovavano delle cavità affinchè gli atleti potessero appoggiare i piedi.

La tribuna dei giudici era posizionata invece a nord e si sedevano su alti sedili in pietra con schienale.

Molte sculture commemorative vennero donate anche dai vincitori dei vari giochi pitici. Una di queste fu l’auriga di Delfi. Visibile al museo di Delfi, fu commissionato da un tiranno di Gela per ricordare la sua vittoria nella corsa con i carri del 478 a.C.

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