Micene

MICENE COSA VEDERE DOVE ANDARE

Micene cosa vedere, dove andare, cosa fare visita al sito archeologico nel Peloponneso.

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Culla della civiltà micenea, per quattro secoli, fu una delle città storiche più importanti della Grecia antica.

STORIA DI MICENE

I micenei, o achei, discendevano dai popoli indoeuropei, che giunsero nel Peloponneso nel secondo millennio a.C. Qui fondarono vari regni fra cui quello di Micene, dal quale prese il nome la civiltà micenea.

Con il tempo, i micenei espansero i loro commerci in tutto il Mediterraneo e nell’Asia Minore, dove si scontrarono con Troia.

AGAMENNONE E LA GUERRA DI TROIA

I micenei erano infatti un popolo guerriero e fra le guerre più memorabili si ricorda quella di Troia. Due grandi poemi epici di Omero, l’Iliade e l’Odissea, narrano i fatti a distanza di oltre 400 anni dagli eventi reali.

Tuttavia leggende e mitologia hanno riportato i fatti storici in maniera fantasiosa.
Secondo l’Iliade infatti, la causa della guerra fu il rapimento di Elena, futura regina di Sparta, da parte di Paride, figlio di Priamo, re di Troia.

Il marito di Elena, re Menelao, fu appoggiato anche dal fratello, Agamennone, re di Micene. Con l’aiuto di Ulisse e del suo Cavallo in legno riuscì a sconfiggere i troiani, sempre secondo i racconti.

Tornato in patria, Agamennone fu però ucciso dalla moglie e dall’amante di questa perchè aveva sacrificato la figlia, pur di vincere contro Troia.

La civiltà micenea tramontò verso il XII secolo a.C., quando arrivarono i Dori che devastarono Micene e tutte le altre città di questa civiltà.

HEINRICH SCHLIEMANN

Heinrich Schliemann fu un importante archeologo, che in seguito alla scoperta di Troia, si convinse di poter riportare alla luce anche l’antica Micene.

In seguito a ritrovamenti effettuati da altri archeologi, e con l’aiuto di antichi testi, fra cui l’Iliade di Omero, riuscì a localizzare Micene, la città d’oro, come veniva descritta.

Finalmente nel 1879, Schliemann raggiunge il suo obiettivo, scoprì la tomba di Atreo e tutta la cittadella di Micene con i favolosi tesori.

VISITA DEL SITO ARCHEOLOGICO

Micene dista da Atene circa 120 km, ed è raggiungibile, in un paio di ore, con tratti autostradali, dopo aver attraversato lo stretto di Corinto.

Il sito archeologico di Micene si compone della Tomba di Atreo, l’antica cittadella e il museo archeologico.

TOMBA DI AGAMENNONE O TESORO DI ATREO

Il primo punto di interesse che si incontra lungo la strada è la cosiddetta tomba di Agamennone, o tesoro di Atreo. Questa era una tomba reale, sebbene gli studiosi non siano sicuri che si tratti di quella di Agamennone.

Tomba di Agamennone
Tomba di Agamennone

La costruzione risale infatti al XV secolo, non è quindi dello stesso periodo nel quale si è combattutta la Guerra di Troia.

Il tumulo funerario è chiamato anche Tesoro di Atreo, dal nome del padre di Agamennone. Molto probabilmente quindi fu destinato a lui o a qualche altro membro della famiglia reale.

Il famoso tesoro di Atreo in realtà non fu mai trovato, poichè, secondo gli storici, già nel II secolo d.C. la tomba era stata saccheggiata.

Il monumento funebre è situato all’interno di una collina artificiale, al quale si accede da un lungo corridoio, di 36 metri, senza copertura, chiamato dromos.

Ai lati di questo passaggio ci sono enormi blocchi squadrati, che compongono le alte pareti fino all’entrata della tomba. Secondo delle ricostruzioni, l’ingresso era chiuso da un portone in mezzo a due colonne in pietra decorate.

Il foro triangolare, ben visibile, doveva essere anch’esso rivestito da lastre in pietra decorate con rilievi, ma oggi non vi rimane più traccia.

La tomba, a tholos, è costituita da una sala circolare interrata sotto la collina artificiale, ed ha una forma ogivale, composta da pietre squadrate con un diametro di 14 metri.

La volta è rivestita di pietre sagomate, poggianti una sull’altra, ed ha un’altezza massina di 13 metri. Una porticina conduce in una semplice camera laterale, con due fosse scavate nel terreno.

MURA CICLOPICHE

Le città micenee erano rocche fortificate con poderose cinte murarie, chiamate cinta ciclopiche.

Tale nome deriva dai massi che erano talmente grandi e molto pesanti. Secondo una leggenda, Micene fu fondata da Perseo e di conseguenza solamente dei giganti, i ciclopi, avrebbero potuto riuscire nell’impresa.

La vista delle mura ciclopiche di Micene è spettacolare già arrivando dalla strada principale. Una volta entrati nel sito, si percorre un sentiero in salita, con le mura che a un certo punto creano un restringimento in prossimità della famosa Porta dei Leoni.

Lo scopo di questa strettoia era ovviamente difensivo, in tal modo infatti i nemici non riuscivano a combattere liberamente con le loro lance ingombranti e gli scudi.

PORTA DEI LEONI

La porta dei Leoni è così denominata perchè si presume, che sopra l’architrave, in uno spazio triangolare, fossero rappresentati dei leoni, sebbene in  Grecia non siano mai esistiti.

Porta dei leoni Micene
Porta dei leoni Micene

Tutto ciò lo si deduce dal corpo di due felini in posizione laterale, che poggiano su un basamento con una colonna centrale. Le teste dovevano essere di un altro materiale, e per questo forse, sono state trafugate o distrutte. Ben visibili sono anche i ganci con i quali le teste erano fissate alle restanti pietre.

CIRCOLO “A” LE TOMBE REALI

Oltrepassato l’imponente ingresso, dalle mura spesse, si costeggia un  magazzino, forse un granaio, il circolo A con le Tombe reali e il luogo di rinvenimento del Vaso dei Guerrieri.

Micene Tombe reali del circolo A
Micene Tombe reali del circolo A

La zona circolare delle tombe è composta da due mura concentriche, composte da lastroni, in mezzo alle quali si trova ora uno spazio vuoto ma che in origine era colmo di terra.

La tomba circolare “A” consiste nel cimitero reale, che in un primo tempo si trovava fuori le mura della cittadella. Solo con l’ampliamento delle mura venne poi inglobato all’interno.

Quando l’archeologo Schliemman scoprì il tumulo funerario, all’interno trovò ancora 19 corpi disposti in in 6 tombe e molti oggetti funebri.

Proprio qui furono rinvenute le famose maschere funerarie in oro, una delle quali chiamata maschera della morte di Agamennone. Questo re tuttavia visse tre secoli dopo, per cui è più facile ritenere che fossero di dinastie precedenti.

Delle passerelle permettono di vedere bene dall’alto tutto il sito e ammirare la perfezione muraria.

Passando la porta dei leoni ci si innerpica sulla collina seguendo un sentiero che porta alle rovine del palazzo dei re micenei.

EDIFICI DI CULTO

Gli edifici dedicati al culto si trovavano sui fianchi della collina. Un percorso processionale conduceva ai templi e santuari della zona.

Qui furono rinvenuti degli affreschi, esposti al museo archeologico del sito e delle statuette  in argilla, in miniatura.

In un periodo successivo, l’area fu occupata da abitazioni e laboratori artigianali.

PALAZZO REALE

Il percorso prosegue in salita verso le rovine del palazzo reale che si protendeva su tutta la vallata. Poco è rimasto da vedere in realtà, per cui è necessario avere un po’ di fantasia per capire le sue dimensioni e le forme.

Il palazzo rispecchiava la tipica architettura micenea con la presenza del megaron. Si trattava di una grande stanza, al centro della quale si trovava il focolare. In questo ambiente il sovrano svolgeva i suoi banchetti, si intratteneva con gli ospiti e godeva degli spettacoli dei cantori.

Micene panorama
Micene panorama

Costruzioni di epoche successive hanno cambiato la fisionomia del luogo, per cui è indispensabile affidarsi ai resti archeologici e a ciò che raccontano.

Un grandioso panorama dalla cima della cittadella spazia sulla pianura e le montagne circostanti.

Proseguendo la visita, scendendo sull’altro versante della collina, si incontrano il quartiere degli artigiani, la casa delle colonne e una cisterna sotterranea. Anche su questo lato si trovava un altro ingresso alla cittadella, la Porta Nord.

Micene Porta nord
Micene Porta nord

Tornando sui propri passi, si esce nuovamente dalla porta dei Leoni per dirigersi al negli altri punti di interesse.

TOMBA DI CLITEMNESTRA E DI EGISTO

La tomba di Clitemnestra è un’altra tomba monumentale a tholos, come quella di Agamennone. Fu rinvenuta sempre dall’archeologo Schliemann, ma non vi trovò niente all’interno, poichè era già stata saccheggiata.

Clitemnestra, moglie di Agamennone, fu colei che lo uccise al ritorno dalla battaglia di Troia. Per questo motivo, la sua tomba si trova fuori le mura della cittadella.

Anche questo tumulo funerario è preceduto da un lungo dromos e l’interno presenta una volta a cupola.

Nelle vicinanze è ubicata anche la tomba di Egisto, colui che ha aiutato Clitemnestra a uccidere Agamennone, e un altro gruppo di tombe, chiamate Circolo B.

MUSEO ARCHEOLOGICO

In un avallamento laterale, prima di arrivare al museo, si costeggia dall’alto la tomba a volta dei leoni, scendendo il sentiero si raggiunge il dromos e infine si entra nel tholos, senza il soffitto conico, che è crollato nel tempo.

Micene museo archologico vasi
Micene museo archologico vasi e statuette

Nel museo archeologico sono esposti i reperti ritrovati nel sito. Questi sono esposti in maniera cronologica, al fine di comprendere meglio le varie fasi storiche della civiltà micenea. Oggetti e manufatti raccontano la vita di questo popolo, le loro abitudini e i loro riti religiosi.

Fra i principali reperti è possibile vedere la copia della famosa maschera funeraria di Agamennone, rinvenuta nel 1876 da Schliemann. La maschera è chiamata così sebbene non sia certo che fosse appartenuta a questo sovrano.

La maschera è realizzata con la tecnica a sbalzo e i motivi decorativi sono in bassorilievo. Questa lavorazione era tipica dei micenei, che la utilizzarono anche per ornamenti per vestiti, tazze e piatti.

La maschera di Agamennone originale è conservata al museo nazionale di Atene.

Nel museo sono esposti inoltre molti vasi che denotano lo stile adottato dai micenei. Famoso è il “Vaso dei guerrieri”, esposto al museo di Atene, ritrovato a Micene. Questo manufatto in terracotta, è chiamato anche cratere ed era utilizzato per mescolare il vino con l’acqua durante i banchetti.

Il popolo miceneo era anche guerriero e per questo motivo i soggetti artistici erano anche soldati, al fine di celebrare la potenza e fierezza della civiltà micenea.

ARGO E TIRINTO

Argo e Tirinto a una ventina di km da Micene costituiscono un’altra testimonianza della civilità micenea. In particolare Tirinto possiede ancora le mura ciclopiche ben conservate con passaggi interni, utilizzati dai soldati.

Argos anfiteatro Peloponneso
Argos anfiteatro Peloponneso

Argo invece non conserva più tracce della civiltà micenea, ma è possibile vedere un teatro greco, scavato sul fianco della collina. La cittadina da’ il nome alla regione del Peloponneso chiamata Argolide.

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