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Il Cenacolo o Ultima Cena è considerato uno dei capolavori del Rinascimento italiano, che dal 1980 è diventato Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Leonardo da Vinci lo realizzò fra il 1494 e il 1498 su incarico di Ludovico Sforza, detto il Moro.

Ma vediamo di conoscere più a fondo questo dipinto, con curiosità e fattori storici che hanno contribuito a renderlo così famoso e visitato.

Santa Maria delle Grazie Milano
Santa Maria delle Grazie Milano

STORIA DEL CENACOLO

Tutto iniziò con il ducato di Ludovico Sforza, detto il Moro, che accolse a corte artisti e intellettuali al fine di rendere unico e spettacolare il suo castello.

Uno di questi artisti fu proprio Leonardo da Vinci, che si propose mostrando un invidiabile “curriculum vitae”, dove elencava tutte le sue attività. Egli rimase infatti al servizio degli Sforza dal 1482 al 1499.

Durante la sua permanenza, Leonardo si dilettò in vari ambiti. Inventò scenografie per spettacoli, elaborò nuove tecniche per canalizzare le acque del Naviglio, decorò sale del castello come la Sala delle Assi, dipinse la famosa “Dama con l’ermellino” oggi conservato nel museo di Cracovia. Tentò inoltre di realizzare un’imponente scultura equestre, che però non fu portata a termine, a causa dell’arrivo dei Francesi.

Con il ritorno dei duchi al potere, nel 1494, Leonardo si dedicò ad affrescare il refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie.

CENACOLO O ULTIMA CENA

Cenacolo visita Santa Maria delle Grazie
Cenacolo visita Santa Maria delle Grazie

Con il termine “cenacolo” fino al Trecento, soprattutto in Toscana, si designavano i luoghi dove i monaci consumavano i loro pasti.

Questo è il motivo per cui “L’ultima Cena” di Leonardo è chiamata anche “Cenacolo Vinciano”, proprio per il tema rappresentato e il luogo dove la vita quotidiana dei monaci si fondeva con quella spirituale.

 

TECNICA A SECCO

Leonardo da Vinci decise di utilizzare la tecnica a secco per il suo capolavoro, mischiando i pigmenti con rossi d’uovo. Donava in tal modo maggiore intensità e effetti di luce all’intera composizione.

La pittura a secco è il modo di dipingere sui muri, lisciando prima la parete con un fondo bianco, così i colori non vengono assorbiti dall’intonaco.

Essendo meticoloso, Leonardo amava modificare tutto l’insieme dell’opera in qualsiasi momento, magari in seguito a ripensamenti e a migliorie.

La tecnica dell’affresco non permette tutto ciò, i colori infatti vengono subito assimilati al muro e per questo i cambiamenti in un secondo momento non sono più fattibili.

Naturalmente esistono anche degli aspetti negativi nella tecnica a secco, visto che la pittura è soggetta più facilmente a deteriorarsi e a scrostarsi dal muro.

INTERVENTI DI RECUPERO E PRECAUZIONI

Il Cenacolo cominciò a mostrare segni di cedimento già negli anni successivi al suo completamento. Molti furono gli artisti che lo “ristrutturarono”, affinchè non scomparisse. A causa di questi continui interventi grossolani, dell’Ultima Cena originale erano rimaste poche tracce.

Fino al Novecento, i vari ripristini consistevano infatti a rinfacimenti totali delle parti mancanti e rovinate, stravolgendone così il suo valore artistico. Nell’ultimo secolo, con nuove tecniche ci si occupò maggiormente di  “consolidare” il Cenacolo, recuperandone le parti originali e togliendo le pitture aggiunte nel corso dei secoli.

Cenacolo entrata Milano
Cenacolo entrata Milano

Dal 1999, per accedere alla Sala del Cenacolo, occorre effettuare un prenotazione, spesso con gran anticipo, vista la forte richiesta. La visita, della durata di 15 minuti, avviene a piccoli gruppi, entrando nell’antico refettorio, dove c’è il monitoraggio dell’aria e le porte automatiche si aprono una alla volta, per evitare correnti d’aria e infiltrazioni di umidità.

PROSPETTIVA E PROFONDITA’ DEL CENACOLO

La tecnica prospettica utilizzata da Leonardo da Vinci rende l’idea di continuità fra la scena dipinta e l’ambiente reale del refettorio. Questo è possibile grazie al dosaggio della luce e all’inclinazione del tavolo, che permette di vedere gli oggetti appoggiati sopra.

L’uso di differenti cromatismi, dove i colori caldi caratterizzano i personaggi e l’architettura interna, mentre quelli freddi, azzurro e verde, usati per le montagne e gli alberi, sottolineano la maggiore distanza in uno spazio esterno.

Questa tecnica prospettica “aerea” evidenzia quindi le differenti profondità degli elementi e l’esistenza dell’aria e dello spazio.

IL CENACOLO COSA RAPPRESENTA

Il Cenacolo vinciano si basa sul vangelo di Giovanni, e narra il momento della pasqua ebraica, nel quale Gesù annuncia l’imminente tradimento da parte di uno degli apostoli.

Ultima Cena di Leonardo da Vinci
Ultima Cena di Leonardo da Vinci

Con questa opera Leonardo sottolinea gli stati d’animo degli apostoli nel momento in cui apprendono la notizia. Dispone le figure in gruppi da tre, mettendo in centro il Cristo da solo.

Per capire l’intento dell’artista, si può paragonare la forza delle onde che si indeboliscono man mano che si allontanano dal punto di origine. Ecco quindi che i volti, i gesti e i corpi degli apostoli vicini a Cristo mostrano maggiormente lo stato di sbigottimento, paura, incredulità rispetto a quelli più lontani che invece hanno espressioni sorprese e sconcertate, ma non allarmate.

Contrariamente alle opere dipinte dagli artisti di epoche precedenti, relative al tema dell’Ultima Cena, qui Leonardo colloca Giuda in mezzo agli apostoli e non in posizione isolata. Ciò derivava dal pensiero domenicano, basato sul libero arbitrio, che stabiliva che l’uomo era in grado di decidere delle proprie azioni e delle proprie decisioni.

Prima di cimentarsi nell’opera muraria, Leonardo fece molti disegni preparatori. Nella Pinacoteca di Brera è conservato infatti quello raffigurante la testa di Cristo.

L’Ultima Cena di Leonardo è considerata uno dei massimi esempi del Rinascimento italiano e segna un passaggio importante nella pittura e nella cultura di allora. I suoi personaggi, infatti, hanno movimenti fluidi e genuini e sono rischiarati con una luce naturale.

Il dipinto è in parte incompleto, poichè i monaci, nel 1652, abbatterono il muro per aprire una porta per raggiungere la cucina più comodamente. In corrispondenza delle gambe di Cristo e di due apostoli si vede quindi questo passaggio, che ha deturpato l’opera.

 

ANALISI DELL’ULTIMA CENA

Guardando il dipinto, i12 apostoli sono disposti ai lati di Cristo, allineati davanti a un tavolo, in una stanza con il soffitto basso a cassettoni e ampie finestre sul fondo.

Le figure sono quindi leggermente in controluce, ma allo stesso tempo la scena è interessata da una  luminosità proveniente dal lato sinistro.

Leonardo volle dare un effetto di “trompe l’oeil“, simulando nel Cenacolo il riflesso della luce che proveniva dalle finestre reali della sala, oggi scomparse.

Per creare l’effetto prospettico nella pittura, Cristo è collocato in una posizione centrale e rappresenta il punto di fuga, dove convergono le linee parallele del soffitto, le aperture delle pareti laterali e quelle del pavimento ormai scomparse.

Il Cenacolo è completato da una cornice baccellata e tre lunette che riportano gli stemmi della casata degli Sforza, con ghirlande e iscrizioni, in quella centrale si nota anche il “biscione” visconteo.

COPIE E RIPRODUZIONI DEL CENACOLO

Nel corso dei secoli, il Cenacolo è stato riprodotto svariate volte, in ogni modo e maniera, utilizzando anche tecniche differenti. Alcune di queste copie sono fedeli all’originale, altre invece costituiscono delle  interpretazioni personalizzate.

In poco tempo il dipinto si degradò velocemente. Le cause dipendevano dalla tecnica pittorica utilizzata, ossia quella a secco e all’umidità della sala del refettorio, che era posizionata accanto alle cucine.

Grazie ad alcune di queste riproduzioni, che rispettavano anche le misure del dipinto, 4.6 metri di altezza per 8.80 di larghezza, oggi siamo in grado di conoscere il vero aspetto del Cenacolo vinciano.

Ad Oxford, ad esempio, si trova una replica esatta, da Giampietrino, un allievo di Leonardo, che la dipinse per la Certosa di Pavia.

Un’altra riproduzione, del Cinquecento, conferma invece il nome degli apostoli, grazie a una fascia sottostante sulla quale sono riportati. In questo caso appaiono ancora i piedi di tutti i personaggi, che con il tempo si sono sbiaditi.

Per terminare, proprio a Milano, nella Pinacoteca Ambrosiana è possibile vedere un dipinto del 1600 di Andrea Bianchi, detto Vespino, che mostra l’opera come l’ha voluta Leonardo.

ESPRESSIONI DELLE FIGURE DEL CENACOLO

L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci dispone gli apostoli ai lati di Cristo.

APOSTOLI A SINISTRA DI CRISTO

Bartolomeo a capo tavola è ritratto nell’atto di alzarsi impetuosamente con aria smarrita.
Giacomo Minore rappresentato di profilo mentre tocca con una mano la spalla di Andrea, il più anziano, e con l’altra quella di  Pietro.                                                                                                                                                                         Andrea alza le mani in segno di innocenza e di non aver mai tradito Gesu’.
Pietro, il fratello di Andrea, è proteso verso Giovanni e gli chiede chi sia il traditore, mentre in una mano tiene un coltello appoggiato sul fianco.                                                                                                                                                                    Giovanni, il più giovane ha un’espressione malinconica ed è seduto accanto a Cristo.                                          Giuda, che è in mezzo a Pietro e Giovanni, si ritrae, appoggiandosi con il gomito sul tavolo. In una mano tiene il sacchetto con i 30 denari avuti per il tradimento, e alla notizia rovescia il contenitore del sale.

APOSTOLI A DESTRA DI CRISTO

In mezzo alla scena si trova Cristo, scostato da tutti, che forma una sagoma triangolare. Tiene gli occhi bassi e la bocca semichiusa, come se avesse appena finito di parlare.
Giacomo Maggiore è ritratto nell’atto di allargare le braccia sdegnato.
Tommaso, dietro a Giacomo, tiene l’indice in alto esortando Cristo a parlare.
Filippo in piedi ha le mani al petto con il volto dolorante.
Matteo è girato verso Simone e Giuda Taddeo, per richiamarli all’attenzione su ciò che è stato appena detto. Tiene inoltre le braccia in direzione di Cristo.
Giuda Taddeo mostra il suo stupore appoggiando una mano sul tavolo e una verso se’ stesso.
Simone ha un atteggiamento più moderato e siede a capotavola, rivolgendosi a Giuda Taddeo con le mani aperte davanti a se’.

DONATO MONTORFANO LA CROCIFISSIONE

Nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, oltre al Cenacolo, si trova l’affresco della Crocifissione di Giovanni Donato Montorfano, realizzato nel 1495.

Questo dipinto è spesso penalizzato poichè i visitatori dedicano la maggior parte del tempo a disposizione per ammirare l’Ultima Cena.

Crocifissione di Montorfano
Crocifissione di Montorfano

DIPINTO DI MONTORFANO NEL CENACOLO

La Crocifissione di Montorfano, come dice il nome, rappresenta il Monte Calvario nel quale spiccano le tre grandi croci. In quella centrale Cristo è attorniato da quattro angeli. Sulla croce a sinistra invece giace il ladrone pentito, con un angelo in cima che tiene in mano la sua anima. Contrariamente, il ladrone sulla croce a destra che non si è pentito, è accompagnato da un diavolo con la pelle scura.

Ai piedi delle croci si trovano monaci e monache dell’ordine domenicano, sia in piedi che in ginocchio, le pie donne che sostengono Maria e la Maddalena che abbraccia i piedi di Gesu’.

Si può notare inoltre San Giovanni, in piedi, con il volto abbassato, che osserva i soldati che si giocano a dadi le vesti di Gesù. Sullo sfondo è rappresentata quella che forse è la città di Gerusalemme.

Contrariamente al Cenacolo, la pittura di Montorfano mostra ancora uno stile pittorico classico, con le figure rigide e stereotipate, sebbene ricche di dettagli.

AFFRESCO DI MONTORFANO

Donato Montorfano, contrariamente a Leonardo da Vinci, per realizzare la sua pittura, ha utilizzato la tecnica dell’affresco, e per questo, probabilmente, la sua opera è arrivata ai giorni nostri.

Il pittore eseguì la Crocifissione nel 1495, ma una parte la lasciò incompleta. I duchi Sforza vollero che fosse Leonardo da Vinci ad aggiungere i loro ritratti. Il Genio, anche in questo caso, usò la tecnica a secco, e per questo motivo, forse, i dipinti si sono staccati, lasciando solamente le sagome delle figure.

Se si vuole vedere i volti dei duchi Sforza e conoscere il loro abbigliamento, basta ammirare il quadro “Madonna in trono con bambino” o “Pala Sforzesca”, esposto alla Pinacoteca di Brera.

Gli esponenti della famiglia Sforza sono rappresentati nelle stesse posizioni utilizzate da Leonardo nella Crocifissione di Montorfano. Ai piedi della Madonna, sulla destra, si vedono Ludovico il Moro con il primogenito Ercole Massimiliano mentre a sinistra la moglie Beatrice d’Este con il figlio Francesco.

SANTA MARIA DELLE GRAZIE

La chiesa di Santa Maria delle Grazie risale al 1463 e appartiene all’ordine Domenicano. A Milano, in origine la prima chiesa domenicana fu quella di Sant’Eustorgio del1227. In seguito l’ordine si ampliò con la chiesa di San Vittore al Corpo, ottenendo poi un terreno dal conte di Vimercati, un condottiero al servizio degli Sforza.

Santa Maria delle Grazie Milano
Santa Maria delle Grazie Milano

STORIA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

Il luogo dove sorse la nuova chiesa era occupato già dalla piccola Cappella di Santa Maria delle Grazie, che divenne parte dell’edificio. Attualmente corrisponte all’ultima cappella della navata a sinistra.

Il convento si articolava in tre chiostri. Quello dei morti, così chiamato perchè un tempo vi avvenivano le sepolture dei frati, è oggi chiamato anche delle rane, grazie alla presenza di sculture bronzee. Fu completamente ricostruito in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Sul lato meridionale di questo chiostro si trova il refettorio con dentro il Cenacolo vinciano.

Prima della distruzione causata dalle bombe, il refettorio aveva una volta a botte, completamente affrescata. Rimasero quindi solo i muri di fondo, sui quali si trovavano appunto i preziosi dipinti.

ARCHITETTURA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

La facciata della chiesa si caratterizza dallo stile gotico lombardo, con mattoni a vista mentre le colonne e capitelli sono in granito. I portali sono ancora quelli voluti da Ludovico Sforza, e accanto, su un pilastro in marmo, incassato nel muro, si ritrova il simbolo della “scopetta” degli Sforza. Questa era utilizzata per manifestare la volontà degli Sforza di ripulire il ducato da ogni bruttura.

Santa Maria delle Grazie volte affrescate
Santa Maria delle Grazie volte affrescate

Un altro simbolo molto amato dagli Sforza era il “morso per i cavalli” che aveva il valore di porre un freno ai propri impulsi, per attendere il momento giusto per agire. Questi segni distintivi si ritrovarono anche sulle monete degli allora regnanti.

Quando nel1492 Ludovico il Moro sposò Beatrice d’Este, consacrò Santa Maria delle Grazie come chiesa del casato. Fu però, molto probabilmente, in seguito alla morte prematura della moglie, che la adibì anche a  mausoleo di famiglia.

TRIBUNA DEL BRAMANTE

Al fine di rendere la chiesa prestigiosa e moderna, paragonabile quelle delle altre grandi corti europee, Ludovico demolì in parte l’edificio, che era stato appena terminato. Bramante si occupò del progetto della sua famosa tribuna.

Tribuna di Santa Maria delle Grazie
Tribuna di Santa Maria delle Grazie

Il famoso architetto e pittore del Rinascimento, trasformò lo spazio sovrastante il coro, l’abside, la crociera e il transetto in una monumentale architettura, sulla quale poggiava la grandiosa cupola.

Cupola Santa Maria delle Grazie Milano
Cupola Santa Maria delle Grazie Milano

Mentre all’interno la cupolaè ben visibile con i suoi decori geometrici, all’esterno risulta coperta da un tiburio poligonale, attorno al quale corre un loggiato. La figura geometrica del cerchio, fu utilizzata per decorare le pareti esterne e interne della chiesa, sotto forma di medaglioni, ruote e tondi con ritratti.

AFFRESCHI DEL SOTTOTETTO DEL CENACOLO

Negli ultimi anni, grazie a lavori di ripristino, sono emersi nel sottotetto, parti di affreschi, che riproducono elementi architettonici e figure di santi. Secondo degli studi,è probabile che facessero parte di una precedente sala, forse proprio quella del Tribunale dell’Inquisizione.

Dal 1558, infatti, Santa Maria delle Grazie divenne la nuova sede del Tribunale inquisitorio. Fin dalla metà del XIII secolo, a Milano era già in attività un organo religioso che si occupava di reprimere ogni forma di eresia.

In questo luogo, fra l’altro, fu inquisitore supremo della Lombardia il domenicano Michele Ghislieri, che in divenne poi Papa Pio V.

L’attività del tribunale dell’Inquisizione milanese terminò solamente durante il governo di Teresa d’Austria, nel 1775. Fu allora infatti che gran parte dell’edificio, assieme alla torre carceraria, venne demolito.

Le murature adiacenti al refettorio, tuttavia, rimasero, rivelando a distanza di tempo le antiche decorazioni, ancora in fase di studio.

TUNNEL SOTTERRANEO VERSO IL CASTELLO

La leggenda racconta, che un tempo, un tunnel sotterraneo collegasse il castello sforzesco con la chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Nel sottosuolo del castello infatti, si diramavano vari cunicoli con funzione difensiva e usati per lo spostamento dei soldati. Uno di questi passaggi segreti pare che giungesse fino alla chiesa. Si ritiene che fosse una via di fuga dal castello da parte dei duchi, ma forse anche la via più veloce di Ludovico il Moro per raggiungere la tomba dell’amata moglie Beatrice d’Este, morta prematuramente.

Gli studiosi ritengono di aver localizzato il probabile tunnel di collegamento, trovandolo però interrotto da una frana. A complicare la ricerca hanno contribuito i lavori della vicina metropolitana che hanno cancellato il suo tracciato.

La probabile esistenza di questo tunnel sarebbe confermata anche da uno strano buco cementato, posto proprio nel pavimento della chiesa, di cui ancora non se ne conosce la sua utilità.

PELLICOLE E LIBRI SUL CENACOLO

L’Ultima Cena dipinta da Leonardo da Vinci è talmente famosa che molti registi l’hanno riproposta in varie forme, nelle loro pellicole cinamatografiche.

Alcuni di loro si sono attenuti rigorosamente ai fatti narrati nel Vangelo, altri invece li hanno reinterpretati e riproposti in situazioni alquanto fantasiose e dissacranti.

Uno dei primi film nel quale viene rappresentata la scena dell’Ultima Cena è “Christus” del 1916. Si tratta di un film muto, in bianco e nero, che riproduce sulla scena opere artistiche nei cosiddetti “tableaux vivants”.

Seguono poi “L’Ultima Cena” del 1948 che racconta la storia di Leonardo impegnato nella ricerca dei volti da utilizzare per i personaggi del suo Cenacolo.

Pellicole più recenti sono invece “Viridiana” del 1961 di  Luis Bunuel con poveracci e mendicanti seduti attorno alla tavolo nelle stesse pose del dipinto.

Il film di Robert Altman “M.A.S.H.” è invece ambientato in un ospedale campo durante la guerra in Corea, con commensali vestiti da infermieri.

In “Jesus Christ Superstar” di Norman Jewison del 1973, la scena è trasferita all’aperto, dove Jesù e gli apostoli sono seduti su un prato, il tutto con la musica rock che fa da colonna sonora.

Anche “La pazza storia del mondo” di Mel Brooks del 1981 richiama la scena dell’Ultima Cena” ma in chiave umoristica.

IL CODICE DA VINCI DI DAN BROWN

Forse la pellicola che ricorda maggiormente l’opera di Leonardo è “Il Codice da Vinci” di Ron Howard, del 2006. Tratta dall’omonimo libro di Dan Brown del 2003, mette in discussione i personaggi rappresentati nell’Ultima Cena di Leonardo e le loro simbologie.

In particolar modo viene spacciata la tesi che nell’Ultima Cena, accanto a Jesù non ci sia San Giovanni, bensì Maria Maddalena, con la quale aveva una relazione….

Naturalmente, come ha detto l’autore stesso, si tratta di un’opera di fantasia per cui bisogna prendere il romanzo per quello che è…ossia un giallo, con una trama avvincente e contorta.

Il merito del romanzo e della relativa pellicola cinematografica sta’ proprio fatto di aver contribuito ad accrescere la fama e la notorietà di questa opera.

Visitatori di tutto il mondo giungono infatti alla Chiesa d Santa Maria delle Grazie con molta curiosità, e sono interessati a conoscerne la storia affascinante e ancora avvincente.

 

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